sélection
«Quando qualcuno mi chiede se sono italiana, dico: sì, un po’. Con un sorrisino».
Ma perché lo dice? Julia Perazzini è cresciuta – come apprendiamo dalla sua stessa voce registrata – a Losanna, così come suo padre, nato a Milano ma arrivato a Losanna all’età di un anno. E questo è tutto ciò che Julia sa della parte italiana della storia della sua famiglia. Né lei né suo padre hanno conosciuto Giancarlo, il nonno e padre di cui portano il cognome. Il cognome Perazzini, che piace tanto a molti, Julia, che ora entra in scena guardandosi intorno con calma e neutralità, lo percepisce come un vuoto. Non lo ricollega a nulla.
Questo cambierà nel corso della serata: Julia, come una guardona ci conduce attraverso un viaggio investigativo alla ricerca di tracce del nonno scomparso. Seguiamo la sua ricerca come se fosse la nostra propria storia, che si rivela strato per strato. E ci chiediamo con sgomento cosa emergerebbe se analizzassimo i nostri antenati con la stessa ostinazione imparziale come lo sta facendo Julia qui.
L’inizio della ricerca autobiografica di Julia Perazzini è scontato, se non banale: entra in dialogo con la nonna, che conosce poco e le piace ancor meno. Ma è stata lei a tagliare ogni legame con Giancarlo, ed è lei che blocca ogni tentativo di conversazione che lo riguarda.
Nel viaggio che la protagonista intraprende attraverso uffici amministrativi, famiglie, paesi e continenti - nel quale rintraccia innumerevoli persone che conoscevano suo nonno o che sostengono di averlo conosciuto - si tesse una conversazione frammentata e significativa con la nonna morente, caratterizzata da vuoti di memoria, capricci dell’età, amarezza e rifiuto. Il viaggio nel passato è anche un viaggio nella morte, verso ciò che non è più e non può più essere riportato indietro.
Il tutto è interpretato brillantemente da Julia Perazzini, che, benché sola tutta la sera, riesce a riempire e popolare la scena intorno a sé con una sorta di oggetti ed esistenze fluttuanti. Frammenti di vite umane che hanno toccato la vita del nonno - che forse l’hanno plasmata o anche solo sfiorata - si uniscono per formare un insieme frastagliato, distante e intangibile.
Julie Paucker
Questo importante assolo dell’artista Julia Perazzini alla ricerca di tracce della propria storia familiare, che molti definiscono come il suo chef-d’oeuvre, si collega da un lato al romanzo di Kim de l’Horizons «Blutbuch» (libro di sangue) ma anche alla ricerca immaginaria che Lukas Bärfuss intraprende con il Theater Basel in «Die Krume Brot». Attraverso modalità diverse, le biografie svizzere si espandono nel mondo. Riflettono la presenza nel qui e ora in quanto conseguenza di avvenimenti del passato spesso sconosciuti o incompresi - dovuti al caso o al fato, chi lo sa - per i quali non possiamo fare nulla, non abbiamo fatto nulla, ma dai quali chiaramente deriviamo.
Di: Julia Perazzini
Con: Julia Perazzini
Autrice: Julia Perazzini
Concetto: Julia Perazzini
Regia: Julia Perazzini
Scenografia: Julia Perazzini, Mélissa Rouvinet
Costumi: Rachèle Raoult
Musica: Andreas Lumineau
Drammaturgia: Louis Bonard
Luce: Gildas Goujet
Suono: Andreas Lumineau
Diffuzione: Samuel Golly (en Suisse) et Théâtre Public de Montreuil (hors Suisse)
Produzione: Cie Devon Lausanne
Coproduzione: Arsenic – Centre d'art scénique contemporain Lausanne, Théâtre Public de Montreuil – Centre Dramatique National, Maison Saint-Gervais Genève.
Sostegno: Ville de Lausanne, Canton de Vaud, Loterie romande, Pro Helvetia, Ernst Göhner Stiftung, Fondation Leenaards, Fondation Jan Michalski, Migros Vaud
Grazie a: Emilie Berry, Simon Guélat, Antoine Héraly, la Maison Kammer et Maxime Gorbatchevsky, Estelle Rabis, Redwan Reys, Marie Villemin.
Partenariati & Collaborazioni 2025